Chakra

Chakra

Cosa sono i chakra?

Maria: Ho letto molto sui chakra, ma se devo essere sincera, mentre medito, non ne vedo neanche uno. Sono io che sono poco sensibile o sono i chakra il frutto di un’autosuggestione.

Elmar: Forse tutti e due. Se tu fossi completamente sensibile a te stessa, questo dubbio non sorgerebbe neanche, perché allora conosceresti la tua verità interiore senza ombra di dubbi. D’altronde i chakra sono un modello, un modello utile, ma sempre un modello. Perciò trovi chi medita con 5, 7, 8, 10 o 12 chakra ottenendo risultati diversi. Ci sono maestri che dicono che i chakra non esistono, ma si manifestano soltanto verso la fine del percorso, ci sono altri che ti danno tanto di simboli, yantra, fiori, odori, animali, mantra, cristalli e visualizzazioni per meditare sui chakra che uno non sa più dove mettere le mani.
Noi preferiamo meditare sulle zone corporee dei rispettivi chakra seguendo l’idea che il respiro apre o espande questa parte del corpo, finché oltre alla sensazione fisica, una percezione del corpo sottile lentamente si manifesta. Se non senti nulla di questo, puoi continuare a meditare sul corpo fisico, la cui esistenza viene condivisa da quasi tutti gli esseri umani (vedi capitolo 2 del libro Tantra e meditazione).

Come devo interpretare il test sui chakra?

Marina: Salve, sono una ragazza di 25 anni che ha comprato il vostro libro Tantra per due. Volevo farvi solo una domanda: ho fatto il test iniziale e questi sono i miei valori sui chakra: il primo 6, il secondo 13, il terzo 14, il quarto 3 (ehm..), il quinto 8 e il sesto più settimo 10. Il mio valore di riferimento corporeo è 11, quindi più alto della media dei chakra che è 9; cosa sta a indicare? E i miei chakra sono molto aperti? Scusate la domanda, ma prima di proseguire nella lettura gradirei capire in modo da poter comprendere e gustare fino in fondo ogni pagina.

Elmar: Ciao Marina. L’alto riferimento corporeo vuol dire che ti puoi fidare delle tue sensazioni corporeee. Vedo che hai dei chakra abbastanza vivaci eccetto il 4°. In generale ti invito a prendere i risultati con le pinze. Un questionario rimane sempre un questionario, ti da risultati indicativi. Valuta durante la lettura se ciò che trovi nei vari capitoli corrisponde anche alla tua vita. Con il questionario non intendevamo darti una definizione del tipo “sei così”, ma piuttosto una sensibilizzazione ai temi collegati ai chakra, un aiuto per orientarti a te stessa.


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Chakra Breathing Meditation

Chakra Breathing Meditation

Praticando la chakra-breathing mi è venuto il mal di testa,

Barta: Salve, vi scrivo da Ferrara. Ho letto il libro Tantra – La via dell’estasi sessuale e ho cominciato a fare qualche esercizio da sola. Il rebirthing non mi ha creato problemi, anzi mi sono sentita un essere vibrante, invece dopo la chakra-breathing di Osho mi è venuto il mal di testa, non forte ma persistente, che è durato 5 giorni (preciso che non ho mai sofferto di mal di testa). La cosa interessante è che si allontanava quando mi immergevo nel mondo (lavoro, danza, incontri con amici…) e ritornava non appena rimanevo sola con me stessa. Ovviamente per il momento ho sospeso gli esercizi con la respirazione ma vi chiedo di darmi qualche suggerimento, perché assolutamente voglio continuare. Non li ho eseguiti bene oppure la mia è una reazione “normale” in seguito agli sblocchi energetici? Sono una ricercatrice della verità e non mi spavento facilmente. Da un anno pratico la meditazione Zen della scuola Rinzai e sono anche “sopravvissuta” ai 10 giorni in silenzio praticando Vipassana. Aspetto un vostro suggerimento e vi mando un saluto!

Elmar: Cara Barta, la chakra-breathing di Osho provoca delle sensazioni di tutti i tipi. Non avendoti vista non so se hai sbagliato la tecnica o se con l’aumento della carica energetica questa si sia spostata verso la testa. Nell’ultimo caso questo fenomeno dovrebbe succedere in forma più lieve anche durante lo zazen o la vipassana. Si vede che successivamente le attività della vita hanno di nuovo scaricato l’energia. Tieni conto che la chakra-breathing ti porta ad un livello energetico in breve tempo, mentre le meditazioni silenziose fanno la stessa cosa lentamente. Perciò ogni schema energetico (come per esempio essere più concentrati nella testa che nel resto del corpo) viene amplificato e può diventare addirittura fastidioso.
Quando ci vedremo al corso Ardore nel cuore la prima volta, ricordami il fatto e ti osservo durante la meditazione per poterti dare un’indicazione accurata.

Qual è la postura adatta alla chakra-breathing?

Fox: Vi chiedo qualche ragguaglio in merito alla chakra-breathing. Facendola in piedi, dopo un po’ le mie gambe si irrigidiscono, così ho pensato di farla sdraiato. Ho avuto un po’ di paura quando a un certo punto avevo formicolio dappertutto e non riuscivo più a muovermi. Le mani erano rigide e non riuscivo a piegare le dita. C’è una controindicazione a fare l’esercizio coricato anziché in piedi?

Elmar: Ciao Fox, nella chakra-breathing vengono a galla le tensioni croniche. Sembra che le tue stiano nelle gambe. E fin qui va tutto bene, non ha senso scappare dalle tue tensioni. Ti consiglio di rimanere in piedi e di accompagnare il respiro con una leggera rotazione del bacino, per far scorrere l’energia anche nella parte bassa del corpo.
Invece non va bene farla sdraiato, perché in quel modo puoi arrivare all’iperventilazione che produce fenomeni poco piacevoli, come le mani rigide e la paura che descrivi.

Ho alcune domande sull’esecuzione della chakra-breathing.

Giuliana: Ho cercato di mettere in pratica ciò che ho imparato al weekend d’assaggio; sto in piedi in una posizione comoda, respiro velocemente e profondamente a bocca aperta, seguo le campanelle che segnalano quando salire al chakra successivo. Dopo essere arrivata al settimo chakra, che devo fare allora? Mantengo il ritmo del respiro o rallento? Man mano che respiro succede che il bacino inizia a muoversi seguendone il ritmo: va bene o devo stare ferma e respirare soltanto? Quando ho sentito che attorno al mio corpo vi era energia, mi sono commossa e mi sono messa a piangere, così ho spezzato la magia.

Elmar: Cara Giuliana, vedo che con la pratica emergono anche le domande. Alla fine del settimo chakra senti tre campanelli, i successivi due minuti sono il tempo per scendere coscientemente dal settimo chakra al primo, nello stesso modo come sei salita.In questo periodo lasciati guidare dal respiro piuttosto che imporlo; il respiro ti guiderà. Lo stesso vale per il bacino: tienilo sciolto e lascialo muoversi con il ritmo del respiro. Non fermarlo, ma nemmeno fare dei movimenti volontari; ti puoi fidare del tuo corpo e dei suoi movimenti. Quando ti commuovi, puoi continuare a respirare con la tua commozione (non bloccare il respiro quando ci sono i sentimenti!) e noterai che anche la commozione si espanderà in tutto il tuo corpo aprendo il cuore.
Buona dedizione a te stessa!


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Imparare a meditare

Imparare a meditare

Quale meditazione scegliere?

Eleonora: Ho provato a fare tre meditazioni diverse per circa un anno, una volta una e poi un’altra, come veniva. Devo dire che in fondo tutte e tre mi hanno fatto bene, ma ho l’impressione di avere cambiato il metodo quando una certa meditazione diventava difficile. Da due mesi non faccio più nulla. Mi sembra che trovare la giusta dose tra l’impegnarsi troppo nella ricerca interiore, e il non fare nulla sia un cammino sul filo del rasoio. Ora desidero continuare con una meditazione, ma quale prendere?

Elmar: Non prendere mai una meditazione, permetti piuttosto che lei prenda te. Se vai a scegliere tra le tre meditazioni che conosci, scegli quella che ti consente meglio camminare sul filo del rasoio. Mi posso immaginare che nel libro Tantra e meditazione tu possa trovare alcune risposte più esaurienti alla tua domanda, perché parla poco dei metodi e molto dell’approccio personale alla meditazione che ognuno deve trovare per se.

Il mio modo di meditare è giusto?

Gabbo: Vorrei sapere se è corretto il modo in cui faccio meditazione. Chiudo gli occhi, ascolto il mio respiro e lascio andare i miei pensieri… Secondo voi è giusto? Dovrei correggere qualcosa?

Elmar: Ciao Gabbo, Sì, questo è il modo giusto. Senza leggere libri hai trovato il nocciolo della meditazione. La meditazione in fondo è così semplice. Il problema di molte persone è che non sopportano la semplicità, perché li metterebbe a confronto con il proprio vuoto interiore. Preferiscono le meditazioni complicate per avere qualcosa da fare che li distragga da loro stessi.
Tu hai trovato la meditazione più semplice che esista e che ti porterà a te stesso.
Ti auguro delle buone meditazioni!

Posso imparare la meditazione attraverso la lettura?

Mattia: Salve, ho letto il Vostro libro Tantra e meditazione. Sono circa cinque mesi che provo la meditazione seguendo le indicazioni, ma ho forti dubbi su come e cosa dovrei sentire: rilassato o vigile? Distaccato o presente? Potete darmi qualche consiglio?

Elmar: Ciao Mattia, anche noi sappiamo che insegnare la meditazione tramite un libro è come insegnare la danza attraverso un libro. Un testo ha dei forti limiti. Ti ricordi il testo a pagina 59? Ognuno tende a “meditare” entro i suoi schemi caratteriali, perché gli viene “naturale” in quel modo. Per uscire dai propri schemi – che è il fine della meditazione – ci vuole il contatto diretto. Quando ci vedremo la prima volta, ricordami il tuo obiettivo di imparare a meditare, così ti potrò dare delle indicazioni personalizzate.

La meditazione si può fare da sé o serve un insegnamento?

Scilo: Da alcuni anni mi sono avvicinato alla meditazione. Ho letto i testi “Il nuovo libro dello yoga” di Sivananda, “Lo yoga della potenza” di Evola, il “Tantra yoga” di Daniel Odier e altri…. A livello pratico ho avuto soprattutto esperienza (fai da te) di respirazione, recitazione di mantra e meditazione. Il mio quesito è questo: è possibile, agendo in maniera personale, portare avanti un percorso di questo tipo, oppure è sconsigliabile? Insomma, è indispensabile ricorrere a un maestro oppure fino a un certo punto si può agire anche da soli?

Elmar: Ciao Scilo, puoi continuare bene da solo, con l’aiuto di testi, come lo stai già facendo. Eppure in un certo punto entrerai in un dilemma: leggendo da solo ti soffermerai su ciò che rientra negli tuoi schemi mentali, sceglierai le pratiche che sono più consone ai tuoi schemi tralasciando le altre; praticando da solo interpreterai i vissuti secondo i tuoi schemi corporei ed emozionali. Insomma, a lungo sarà difficile uscire dai tuoi schemi. Poiché girerai su te stesso, con il passare degli anni, la pratica diventerà ripetitiva.
Per questo motivo i testi dicono che l’insegnamento è importate: per farti uscire dai tuoi schemi.


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Tantra: sessualità o spiritualità?

Tantra: sessualità o spiritualità?

Perchè i lama tibetani dicono sul tantra cose diverse dalle vostre?

Folk: Cosa c’entra quello che fate voi con il tantra? Per quello che ne so, il tantra non ha niente a che fare con il sesso, è una pratica solamente spirituale.

Elmar: Che il tantra non abbia niente a che fare con il sesso, è un informazione sbagliata. Il tantra è una delle poche vie spirituali che includono il sesso nel percorso. E’ vero invece, che nel tantra tradizionale il sesso non aveva quell’ importanza che ha nell’attuale neo-tantra diffuso in Europa e in America. Nel nostro libro Tantra e meditazione abbiamo preso posizione su questa eccessiva enfatizzazione sessuale.
Sul piano delle motivazione al percorso, le cose stanno così: su 100 domande che le persone ci fanno, 70 sono rivolte al sesso, 20 alla relazione di coppia e soltanto 10 alla meditazione. Ciò significa che l’energia è bloccata nel sesso. E i tantrici sono partiti sempre da ciò che c’è, e non da ciò che è ancora da raggiungere. Perciò dedichiamo molta attenzione al sesso e alla relazione.
In altri termini: finché una persona non è contenta negli affetti, nell’amore e nel sesso, meditare diventa un’impresa ardua, perché il pensiero ritorna sempre lì. Una volta che ha trovato un continuo senso del sé sul piano corporeo e affettivo, meditare diventa molto più semplice, il silenzio della mente si manifesta quasi da solo.

Folk: Per quello che ne so per come mi è stato insegnato dai Lama Tibetani, il tantra non ha niente a che fare con il sesso. Il fatto che le divinità siano in unione è solo una rappresentazione dell’unione di beatitudine e vacuità. Il fatto che al culmine del sentiero spirituale sia necessaria un’unione così come avete citato in un vostro libro, è vero. Ma naturalmente bisogna aver percorso lo stadio di generazione e di completamento, cosa che voi sembrate ignorare cosa sia.

Elmar: Caro Folk, leggo nelle tue righe che tra tante interpretazioni del tantrismo prendi solo quella lamaista come unico criterio. E’ lo stesso errore metodologico che fa il Papa, quando giudica le altre chiese cristiane secondo un criterio cattolico e arriva alla conclusione che siano delle fedi inferiori.
1. Abbiamo seguito diverse scuole tantriche (tibetane, indiane, kashmire, neo-tantra) e sappiamo che ci sono molte differenze tra le varie correnti.
2. I lama tibetani né sono gli unici detentori del tantra, né lo hanno inventato, ma lo hanno importato dall’Oddyana (leggi la biografia di Padmasambhava, il padre del tantra tibetano). A quei tempi il tantra era insegnato da donne, conteneva poca metafisica, molti esercizi sensuali (leggi Vijnana bhairava Tantra) e includeva delle pratiche sessuali. Pochi secoli dopo il lamaismo tibetano ha creato una gerarchia ecclesiastica simile alla nostra Chiesa, ha escluso in larga misura le donne dall’insegnamento e ha ri-interpretato i riti sessuali come mere rappresentazioni dell’unione di beatitudine e vacuità. Prima l’unione tantrica non era una metafora, ma una vera e propria pratica. (Leggi Miranda Shaw: Passionate Enlightenment – Woman in Tantric Buddhism, Princeton University Press).
3. In breve: i lama (specialmente i Gelug-pa) hanno stravolto il tantra trasformando una pratica essenzialmente semplice e sensuale in una serie di riti complicati corredati da un esubero di teologia, che non sono necessari per sperimentare la vacuità e la beatitudine.
Se vuoi sapere la mia opinione personale: Non importa come arrivi all’esperienza della vacuità, se meditando in unione sessuale o seduto da solo su un cuscino, basta che ci arrivi. Buona meditazione!

Perché avete tante risposte sulla sessualità e poche sulla meditazione?

Carola: Perché date più importanza alla sessualità che alla meditazione? In fondo il tantra è una via spirituale e non un metodo di consulenza sessuale.

Elmar: Sì Carola, il tantra in fondo è una via spirituale, ma è anche una delle poche che includono la sessualità nel percorso, e questo l’ha resa attraente per un largo gruppo di persone in Occidente.
Quello che le persone chiedono non dipende da noi. Noi rispondiamo alla domanda che ci arriva. Forse per molti una buona vita sessuale è prioritaria alla meditazione e questo va benissimo. Il tantra non è una via che per forza ti spinge a diventare meditativo, è una via molto aperta. Ti indica una strada che parte esattamente dal punto nel quale ti trovi, perché solo da lì puoi iniziare. Non puoi iniziare da un punto che è lontano dal tuo attuale stato della mente. Perciò se le tue domande in questo momento sono sessuali, cerca una risposta a queste domande; man mano che la sessualità diventerà più serena e più soddisfacente incontrerai da solo e naturalmente quegli spazi interiori che sono tipici per la meditazione. Molte persone toccano il silenzio interiore in un’occasione: dopo un bell’orgasmo. Allora da lì può nascere una curiosità: “forse potrei sperimentarlo anche al di fuori del sesso?”
Non è per tutte le persone così, ci sono persone che fanno le prime esperienze meditative nella natura, in un momento beato della vita, oppure in un momento travagliato quando al centro di un turbinio di emozioni contrastanti trovano quel punto di pace, che li conduce a qualcosa di più grande.
Per me e Michaela, essendo entrambi persone passionali, che diamo una grande importanza alla relazione di coppia, che amiamo il sesso, sono stati proprio questi argomenti dell’ego che ci hanno portato oltre l’ego, alla meditazione. Essendo questo il nostro percorso è anche quello che riusciamo a insegnare meglio. Se per te meditare è un’esperienza slegata dalla sessualità e dalle emozioni, ti consigliamo di cercare qualche altro insegnante più affine ai tuoi valori e al tuo modo di concepire te stessa.
Se invece sei interessata a unire la meditazione ai cosiddetti “piaceri della carne”, puoi leggere il nostro libro Tantra e meditazione e farti un’idea, se questa via è adatta a te.

Ho letto il vostro libro, ma non mi ci ritrovo nel vostro percorso.

Flavio: Cari Elmar e Michaela, ho letto il vostro libro che mi aveva consigliato un’amica che pratica massaggi shiatsu e purtroppo credo di non aver proprio capito il messaggio del libro. Forse per mia ignoranza, ma la scoperta del tantra e il poter risvegliare l’energia del 1° e del 2° chakra o il “serpente addormentato” della kundalini, mi era stato illustrato diversamente o forse l’avevo compreso in modo errato.
Non doveva essere così legato al sesso, anzi, al contrario, lavorare ad altri livelli e invece già il sottotitolo del libro “La via dell’estasi sessuale”, per non parlare dei suoi contenuti e degli esercizi mi sono sembrati indirizzati esclusivamente in quella direzione in modo esplicito. Non che io sia così entusiasta della mia vita privata e sessuale, ma credo che non sia proprio quello che cercavo.
Senza contare che spesso mi sento accusato d’essere troppo analitico, logico e razionale, ma per ora non mi ero neppure immaginato di poter disegnare la mia “curva orgasmica”, e pensare che sono pure un geometra!
Di tutto il libro ho salvato ben poche pagine, un po’ poco, vai ad aggiungere la mia natura scettica, potrei al massimo provare un week end di assaggio, ma non di più.

Elmar: Caro Flavio, sulle energie sottili e sulla kundalini puoi trovare un mare di libri che descrivono la stessa cosa in modi molto diversi, dipende delle esperienze che l’autore ha fatto. Tieni conto che la gran parte di questi testi sono trascrizioni di trascrizioni d’antichi testi, cioè fatti da commentatori, cioè da persone che non le conoscono in proprio, ma solo da sentito dire.
Anche noi non lavoriamo direttamente sulla kundalini, semmai prepariamo il passaggio. Già queste pratiche arrivano ad un’intensità emozionale ed energetica che uno non si aspetterebbe dopo la lettura di un libro.
Puoi lavorare sul corpo energetico con il sesso o senza il sesso, non importa il metodo, basta che tu abbia dei risultati. Come puoi costruire una casa in pietre, in legno o in mattoni, la struttura generale è la stessa e la sua funzione è identica. Noi personalmente preferiamo i lavori diretti con la sessualità, tutto lì. Se tu preferisci lavorare sulle energie sottili senza coinvolgimento sessuale, noi non siamo l’indirizzo giusto. Ti puoi fidare del tuo fiuto e cercarti una scuola dove spontaneamente ti senti attratto e i cui testi t’ispirano. Buona ricerca!

Cerco l'esperienza meditativa non collegata al sesso.

Mirko: Da poco più di un anno mi interesso di religioni e filosofie orientali. Ho sperimentato la meditazione Vipassana della tradizione Theravada, quest’estate sicuramente farò un’esperienza in un monastero Zen. Conosco poco il tantrismo, ma provo una certa curiosità verso questo percorso, quindi sarei interessato ad approfondirlo in un corso introduttivo.
Dall’impostazione del sito e dalle domande però trovo uno sbilanciamento verso la sfera sessuale. Essendo il mio fine principale l’esperienza meditativa non direttamente collegata al sesso, posso trovare all’interno del programma introduttivo ciò che cerco?

Elmar: Caro Mirko, anch’io noto uno sbilanciamento verso la sfera sessuale e me lo spiego così: per la maggior parte delle persone la sfera sessuale è più importante della meditazione. Noi rispondiamo alle domande come ci pervengono.
Nei nostri corsi non troverai mai delle sessioni meditative così lunghe come nelle 10 ore al giorno della Vipassana. Il percorso tantrico (e il nostro training lo riflette) è improntato in questa maniera: in una prima fase sblocchiamo tutte le emozioni e il sesso con metodi catartici, nella seconda fase ci focalizziamo sul trovare un’armonia affettiva e sessuale nella relazione uomo-donna. Nella terza fase, infine, dopo essere più consapevoli del corpo sottile, meditiamo sulle energie liberate nelle fasi precedenti. In questa fase l’unione tra uomo e donna diventa un forte sostegno per la meditazione.
Se il tuo fine principale invece è l’esperienza meditativa non collegata al sesso, perché ti rivolgi proprio a noi? La troverai più sviluppata nello Zen o nella Vipassana. Oppure puoi consultare il nostro maestro Daniel Odier che insegna il tantra in modo meno sessuale.


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Tantra e altre pratiche meditative e spirituali

Tantra e altre pratiche meditative e spirituali

Il tantra è compatibile con altre meditazioni?

Giacomo: Salve, mi chiamo Giacomo e ho 30 anni. Circa tre anni fa sono stato iniziato a una tecnica di meditazione che si chiama “meditazione trascendentale di Maharishi”, attualmente sto facendo regolarmente le ananas e la M.T. Vorrei chiedervi: se io partecipassi a un fine settimana ci potrebbero essere problemi per quanto riguarda la mia tecnica di meditazione? Anche se credo che tutti i tipi di meditazione vanno verso l’interiore della persona e servono per evolvere e scacciare via i condizionamenti, vorrei avere qualche informazione più affine da voi. Un’altra domanda: perché il tantra fa del sesso una meditazione?

Elmar: Caro Giacomo, dal nostro punto di vista non c’è nessuna incompatibilità tra il tantra e altre pratiche spirituali. Nel capitolo 7 del libro Tantra e meditazione trovi una spiegazione dettagliata di questo principio e sul perché il Tantra non ha difficoltà con le altre religioni e i loro metodi, benché queste talvolta non accettano il tantrismo.
Il tantra è una via che da sempre ha incluso qualsiasi metodo che aumenta la consapevolezza, integrando tra l’altro anche la sessualità nelle sue varie forme. Siccome il fine del cammino spirituale è l’unione con il “tutto”, si usano anche metodi poco convenzionali, perché ogni cosa che escludi dal cammino ti separa dall’unione, in quanto l’universo appunto contiene tutti gli aspetti, non solo quelli considerati comunemente più “spirituali”. Non si può diventare più interi, più connessi, più uniti in se stessi e con ciò che ci circonda, se questo e quello e quell’altro aspetto della vita vanno esclusi.
Anch’io pratico delle meditazioni che vengono da diverse tradizioni sia buddhiste che induiste o cristiane e che non sono per niente incompatibili tra di loro. Ovviamente uno può provare un po’ questo e un po’ quello senza fare nulla seriamente, ma non mi sembra il tuo caso. Anzi, ampliare la panoramica delle pratiche spirituali mi pare un passaggio importante, anche perché le esigenze verso una pratica cambiano con l’età, con le conoscenze che si fanno; le stesse realizzazioni che si hanno con una certa pratica possono portare al desiderio di provarne un’altra, proprio perché la prima ha fatta il suo compito e in un certo senso si è superata. Ti auguro delle buone meditazioni!

Con la meditazione vipassana ho scoperto alcune cose su di me

Libero: Salve, grazie per avermi mandato le date dei vostri corsi; penso di venire a uno dei prossimi, ma vi vorrei chiedere una conferma circa i risultati che sto ottenendo dalla meditazione Vipassana, ovvero se sto procedendo nella direzione giusta o meno. I primi due giorni ero piuttosto confuso perché ero assalito da un’infinità di pensieri che mi disturbavano e che non sapevo come gestire; quello che ritengo sia l’unico vantaggio di questa prima sessione, è che, da quel momento, anche nella vita quotidiana, ho cominciato a fare uso dell’attenzione. La terza volta che mi sono immerso nella meditazione vipassana ho ottenuto risultati decisamente diversi. Invece che farmi assalire dai pensieri, ho cominciato ad osservarli senza giudicarli (come più volte avete specificato nel vostro libro) saltando da uno all’altro non appena li avvertivo. Da un certo punto di vista era faticoso perché i pensieri si susseguivano in rapida successione e mentre alcuni erano evidenti altri lo erano molto meno, quasi mimetici. Ho prestato attenzione anche alle sensazioni fisiche e devo dire che con sorpresa (banalità direte voi) ho cominciato ad avvertire internamente il mio battito cardiaco. Esaltato da questa scoperta ho provato ad impossessarmene nel senso che mi sono sforzato di sentire in maniera ancora più evidente questa sensazione; il risultato è stato che l’ho persa del tutto. Ma non mi sono scoraggiato e ho continuato a saltare da un pensiero all’altro, da una sensazione all’altra, fino a che per un attimo, come fosse un flash, mi sono sentito svuotato, mi sono sentito precipitare. Dopo un po’ ho avvertito la stessa emozione a livello del plesso solare, e poi di nuovo ma questa volta a livello della testa; in quel momento non è stato molto piacevole perché mi sentivo proprio senza riferimenti, come se precipitassi, e per un po’ sono stato colto da un senso di nausea. A questo punto la mia meditazione è terminata. Va aggiunta una cosa: grazie all’attenzione che rivolgo anche durante la giornata al mio corpo mi sono scoperto spesso con l’avambraccio sinistro teso, il pugno quasi serrato; ogni volta che me ne rendevo conto facevo in modo di rilassarlo. Al termine di quest’ultima meditazione di cui vi ho detto mi sono ritrovato, per una buona mezz’ora, con lo stesso avambraccio indolenzito. Per me sarebbe importante sapere se procedo nella direzione giusta ed eventualmente se le emozioni che ho provato hanno un significato o meno. Cordiali saluti.

Elmar: Caro Libero, in tutto quello che racconti stai andando nella direzione giusta, tranne in un aspetto: non sforzarti di cercare di sentire una certa sensazione (per esempio il battito cardiaco) in modo più evidente. Come hai visto, questo tentativo non ha avuto l’effetto desiderato.
Nella meditazione vipassana osserviamo le sensazioni che ci sono. Non evitiamo quelle giudicate spiacevoli o poco interessanti, ma neanche cerchiamo o intensifichiamo quelle giudicate piacevoli o interessanti. L’osservazione e percezione delle sensazioni è neutrale, non mira a cambiarle.
Come hai notato, meditare ha un effetto anche sulla consapevolezza di tutta la giornata e percepisci il corpo e la mente più chiaramente.
Per i momenti di vuoto non ti devi preoccupare: arrivano e passano. Spesso seguono un processo mentale intenso o un rapido susseguirsi di sensazioni corporee; quando l’onda è passata la valle sembra più profonda. Buon proseguimento!

Come posso conciliare la libertà sessuale con Gesù?

Andrea: Cari Elmar e Michaela la domanda che ho da porvi è semplice. Com’è possibile conciliare una totale libertà sessuale con Gesù Cristo (non con la Chiesa)?

Elmar: Ciao Andrea, anche la risposta è semplice: leggendo i Vangeli osserverai che Gesù Cristo non ha mai parlato della sessualità, lasciandoci una grande libertà.

Cos’è un totem tantra nepalese?

Carlo: Mi è arrivato un totem tantra nepalese in una newsletter. Da quale tradizione viene, dall’India o dal Nepal?

Elmar: Lo conosco, è arrivato anche a me, è una raccolta di saggezze in forma poetica. Non so chi è l’autore e nella letteratura tantrica tradizionale non ho trovato nessun poema che si chiamasse “totem tantra nepalese”. Comunque lo trovo carino e stimolante.
La sola stanza “Non conservare niente per un’occasione speciale, ogni giorno che vivi è un’occasione speciale” contiene il principio di ogni via spirituale.
Puoi prendere la frase che ti tocca maggiormente e attuarla per circa un mese nella tua vita. Se da questa pratica impari qualcosa, non importa più da che tradizione viene, perché è diventato tuo.

Qual è la vera meditazione vipassana?

Claudio: Ho praticato la meditazione vipassana in due monasteri in Thailandia, ma in modo diverso da quello che descrivete nel vostro libro: osservavamo oltre alle sensazioni corporee anche i pensieri e le emozioni. I maestri tailandesi dicono che questa era la vera Vipassana in quanto tramandata da Buddha in una linea ininterrotta da maestro a discepolo. Allora, qual è quella vera?

Elmar: Caro Claudio, anch’io tra la Thailandia, la Birmania e il Nepal ho incontrato diversi modi di fare la meditazione vipassana: c’è chi dopo un periodo di Anapanasati osserva il sorgere dei pensieri, chi le sensazioni corporee, chi il movimento respiratorio, ecc. Tutte le scuole buddhiste dicono di avere una tradizione ininterrotta da Buddha fino ai giorni d’oggi. Si vede che Shakyamuni Buddha ha detto tante cose e ogni scuola ne ha preso una parte per svilupparla più di altre considerandola il perno dell’insegnamento. Anche il vajrayana tibetano pur differenziandosi in molti aspetti dal theravada riferisce linee dirette fino al Buddha.
Come il Papa dice che anche le altre religioni cristiane (evangelici, ortodossi, anglicani….) hanno un loro valore, ma che il cattolicesimo è l’unica vera interpretazione della parola di Gesù; così all’interno del buddhismo ogni scuola pensa di avere l’insegnamento più valido, più veloce o più autentico trovando mille ragioni per giustificare la propria posizione.
Puoi dimenticare queste discussioni tra i vari maestri e considerarle un’espressione del loro ego spirituale. Per la tua vita sono ininfluenti. Pratica qualsiasi forma di Vipassana che ti dia dei buoni risultati e fai come ha fatto Buddha: ha studiato e preso sul serio tutti gli insegnamenti che c’erano ai suoi tempi, ma poi ha seguito la propria strada ascoltando la voce più profonda che percepiva in sé. Se non avesse fatto così, il buddhismo non sarebbe mai nato.


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Tantra, Yoga e stimolazione dei primi chakra

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Quale è la differenza tra lo yoga e il tantra?

Dorotea: Ho frequentato un corso di yoga durante l’estate che mi ha fatto molto bene. Ora sfogliando dei libri e dei siti, trovo diverse discipline che mi confondono: yoga, tantra, tantra-yoga, yoga tantrico, neo-tantra, yoga-tantra, yoga tibetano, tantra tibetano, kundalini-yoga, come pure “tantra e kundalini”. Centra forse anche l’ayurveda? Talvolta sotto titoli diversi trovo alla fine le stesse pratiche e simili filosofie. Allora quale è la differenza?

Elmar: Cara Dorotea, hai messo il dito in un vespaio. Infatti non c’è coerenza nella terminologia. Iniziamo con la parte più semplice: tantra e yoga sono cresciuti in India come l’ayurveda, ma a parte la radice culturale comune non c’entrano nulla con quest’ultimo. L’ayurveda è una medicina e una scienza dell’alimentazione, ma non una via spirituale.
Per quanto riguarda i primi due, la cosa buffa è che in sanscrito “yoga” vuol dire “unire”, cioè: unire gli opposti, come per esempio il corpo con la mente, l’individuo con il tutto, l’ego con il divino, ecc. Il termine “tantra” significa “metodo per espandere la coscienza”. Anche se a prima vista sembrano diversi, questi due sviluppi della coscienza umana nella prassi si muovono nello stesso modo: se unisco gli opposti, si espande la coscienza, e se espando la coscienza, ogni qual volta che tocco un limite, devo necessariamente unire il conosciuto con l’inconscio.
Nell’evoluzione storica invece il tantra e lo yoga hanno preso vie opposte, il primo segue una matrice matriarcale, il secondo una patriarcale, il primo è una via femminile, il secondo maschile. Il tantra è basato sul principio dell’abbandono, del lasciarsi andare, lo yoga sul principio della disciplina e dell’esercizio.
Perciò lo yoga è stato codificato e da Patanjali in poi tutte le scuole di yoga parlano la stessa lingua e in gran parte danno gli stessi nomi alle stesse pratiche, questo vale in particolar modo per ogni asana. Anche se in Occidente lo Yoga viene associato principalmente alle posture o asana, questa via prevede molte altre pratiche, come il pranayama, i bandha, i mudra, la meditazione sullo yantra o sul mandala, le pratiche contemplative, ecc. fino ad arrivare al samadhi.
Nel tantra è tutto il contrario: è anarchico e caotico, senza sistema. Ogni maestro insegna quello che ha fatto bene a lui e a un allievo può dire l’esatto opposto di quel che ha detto a un altro il giorno precedente. Non ci sono regole e principi tranne uno: ogni metodo che aiuta a espandere la coscienza può diventare una pratica tantrica. Quando un praticante è cosciente della postura che assume mentre si piega per allacciarsi le scarpe, ha lo stesso valore come fare un asana complesso. Ciò che conta nel tantra non è quello che faccio, ma che io sia consapevole di quello che faccio.
Fin qui la distinzione sembra facile, ma il tutto va ben oltre. Quando nell’800 d.C. Padmasambhava portò il tantra in Tibet, era ancora una via semplice di matrice femminile, basata principalmente sull’espansione della coscienza. In Tibet, però, il sistema monastico del lamaismo di matrice patriarcale fuse di nuovo il tantra con elementi dello yoga, inserendo una grande quantità di visualizzazioni complesse e la recitazione di mantra nella pratica meditativa, che spesso riporta la mente del praticante dal “non-fare” di nuovo al “fare”. Perciò trovi questa confusione concettuale tra yoga, tantra e tantra-yoga.
Eppure Daniel Odier, il mio maestro tantrico che proviene dalla scuola del tantra kashmiro, spesso usa i termini yoga e tantra come sinonimi, come usa pure la parola “yoga” come sinonimo per la pratica o sadhana. Così parla per esempio dello “yoga dei sensi”, dello “yoga del sogno”, dello “yoga kundalini”, dello “yoga della non-dualità”, ecc.
Per non perdermi nel mondo dei concetti e delle etichette, quando incontro una nuova pratica, non bado tanto al nome, alla scuola o al paese di provenienza, ma mi chiedo:
· Cosa si fa o non si fa concretamente in questa pratica?
· Se la pratico per alcuni mesi, mi fa sentire bene, più vero, più profondo?
· Mi rende più cosciente dei miei sentimenti, pensieri e percezioni?
· Mi unisce agli altri, alla natura, all’esistenza?
Se aiuta a farmi stare bene e a rendermi più cosciente, continuo a praticarla, indipendentemente dal fatto se viene dal Tibet, da Timbuktu, da Toronto o da Torino, se porta la sigla di un maestro famoso o del mio vicino di casa. Se non soddisfa questi criteri, può anche avere un nome altisonante, una storia millenaria o essere stata benedetta da una serie di santi: non mi servirà granché, perché il mio corpo e la mia anima non entreranno in risonanza con essa.

Lavorare con i chakra bassi può essere pericoloso?

Anny: Pratico yoga dal 1986 ed ogni tanto cado anch’io in una deflessione d’interesse verso la pratica, per questo motivo ho deciso di frequentare un secondo corso professionale, ma il problema è sempre dietro l’angolo. Forse sono io che cerco altro. Ora quasi “per caso” mi è stato consigliato di seguire il tantra, ma ho delle paure: un mio collega di studi mi disse che la via del tantra può essere pericolosa e che ci sarebbe un testo antico che avverte di questi pericoli. Come se Dio stesso diffidasse dal provare simili estasi i comuni mortali… anche un maestro di yoga indiano una volta ci disse di non iniziare a lavorare dai chakra bassi, sempre per un certa pericolosità. Voi cosa potete dirmi?

Elmar: Cara Anny, teniamo corsi di tantra ormai da oltre 10 anni, ma di questi “pericoli” non ne abbiamo visto traccia, se non nella mente degli umani. Lavorare sui chakra bassi è “pericoloso” soltanto per chi teme la sessualità e il coinvolgimento sentimentale con l’altro sesso. Per questo motivo molti religiosi preferiscono la castità, in India come in Occidente. E’ come con i cani: quando hai paura, mordono. Se ti avvicini come amico, ti guardano con i loro grandi occhi. Potresti partecipare ad un corso introduttivo non troppo impegnativo e osservando i tuoi processi mentali e corporei trovare poi la decisione giusta per te. In tal modo non è necessario né fidarti degli antichi testi indiani, né delle nostre parole, ma troverai la risposta in te stessa.

Mentre faccio yoga, la vita scorre, ma io non sono partecipe

John: Insegno yoga da 4 anni e ora non mi sento più a mio agio. Penso troppo all’evoluzione personale, gli esercizi stanno diventando più meccanici, non so più a cosa servono, mi manca la creatività e divento ripetitivo. Mi piace l’assioma di Krishnamurti “Non c’è alcuna via spirituale!” e sento che c’è una verità in questo. Mi sembra di fare Yoga mentre la vita scorre in parallelo. Io non sto nel fiume della vita, ma sulla riva a riflettere sul fiume. Vorrei iniziare con un nuovo metodo e pensavo al tantra, a un po’ di aria fresca.

Elmar: Caro John, aria fresca in questa situazione è sicuramente utile. Il tantra scuoterà con violenza la tua abitudine di pensare la vita, mentre lei scorre altrove. Facendo certi esercizi emozionali non credo che riuscirai a ragionare molto, ti troverai buttato nella piena e dovrai stare attento alle onde e alle cataratte. Però dopo 4 anni di tantra ti potresti ritrovare nella stessa situazione: a praticare il tantra in modo meccanico, mentre il fiume della vita scorre in un altro ramo. Perciò quando ci vedremo al primo corso, vorrei identificare con te quel piccolo spostamento mentale che serve per uscire dalla paralisi di una “routine spirituale” (vedi anche capitolo 3 del libro Tantra e meditazione) e per tornare di nuovo in flusso. Questo sarà il primo obiettivo. Il metodo, yoga o tantra o altro, è secondario.

Stimolare il primo chakra è bandito nello yoga

Livia: Salve, ho frequentato un corso di yoga e vorrei sapere perchè hanno aperto tutti chakra ma non il primo, dicendo che stimolare la kundalini può portare alla follia? In una libreria ho trovato i vostri libri e con mio marito (curioso quanto me) abbiamo cominciato a provare i massaggi e con un approccio consapevole a stimolare anche il primo chakra. Risultato: il carico di energia che credo di aver mosso mi ha sfinito. Dove ho sbagliato?

Elmar: Ciao Livia, anch’io in precedenza ho praticato lo yoga e ho sentito dire la stessa cosa. Bisogna precisare: lavorare sul primo chakra è una cosa, stimolare la kundalini è un’altra. Per quest’ultima ci vogliono esercizi molto rigorosi concentrati sul primo chakra e una disciplina ferrea. Qualche massaggio non è sufficiente, altrimenti le prostitute, i playboy, gli attori porno avrebbero tutti la kundalini alle stelle. In India hanno una paura folle del sesso e lo reprimono più dei cristiani; perciò dall’anno 1200 in poi le pratiche sessuali sono state bandite dagli ashrams indiani. E’ vero che la kundalini si può svegliare anche spontaneamente, addirittura in chi non ha mai fatto alcuna pratica spirituale, ma è raro che porti a un fenomeno psicotico. In 12 anni di corsi tra 1500 persone nessuno, con le pratiche che insegniamo, ha avuto problemi. Lavorando su tutti i chakra contemporaneamente (e in particolar modo sul cuore), l’energia svegliata nel primo si espande facilmente nei chakra superiori senza creare troppa pressione nel sistema energetico. Ciò che descrivi sembra dovuto a una pressione temporanea, probabilmente perchè non siete abituati. Se continuate con queste pratiche, respirate in modo rilassato e se una volta dovesse diventare insostenibile, un bell’orgasmo è un buon rimedio per diminuire la pressione energetica. Se un giorno verrete ad un corso, vi potrò dare dei consigli anche più specifici.


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Spiritualità ed eiaculazione, meditazione e ritenzione del seme

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Come posso evitare la perdita di energia dovuta alle polluzioni?

Carlo: Sono un praticante di Qi gong da 22 anni e ho un problema di polluzioni notturne. La mia pratica mi sta dando risultati molto soddisfacenti, ma mi capita periodicamente (circa ogni 12-15 giorni) di avere delle polluzioni notturne. A volte riesco a controllarle con dei bhanda, ma altre volte mi distruggono letteralmente impedendomi l’accesso alle mie energie per almeno un paio di giorni. Come posso fare per impedire questi spiacevoli avvenimenti?

Elmar: Ciao Carlo, se chiedi a un taoista, ti dirà che le polluzioni come l’eiaculazione diurna devono essere controllate. Siccome hai chiesto ad un tantrico, ti dico il contrario: lascia i processi fisiologici avvenire come avvengono per natura, senza impedirli. Se durante la tua giornata con un respiro cosciente secondo per secondo ti carichi di energia (che abbonda nell’universo), la piccola perdita non sarà più un problema. Per approfondire l’argomento puoi leggere il libro Tantra e meditazione oppure Tantra – La via dell’estasi sessuale.

Carlo: C’è verità in ciò che dici. Grazie di cuore per la risposta e per lo scambio! In effetti, quando non dò peso all’avvenimento e continuo a rimanere centrato nel mio essere, non accuso più di tanto la mancanza di energia, né fisicamente né mentalmente. Comunque è stato prezioso, leggerò il vostro libro.

Posso eiaculare se sono su un cammino spirituale?

Cristiano: Sono felicemente sposato e ho letto il vostro libro Tantra – La via dell’estasi sessuale, l’ho trovato molto interessante e vorrei farvi una domanda: nel libro voi dite che si può giungere all’orgasmo con la perdita dell’ens seminis (energia del seme) senza che questo comprometta l’evoluzione spirituale o riduca la vita (come diversi altri autori tantrici dicono). Quindi vorrei una spiegazione più dettagliata su questo argomento: è possibile a volte, lasciare che avvenga l’orgasmo fisiologico?

Elmar: Caro Cristiano, è possibile. Basta osservare ciò che avviene effettivamente nella tua pratica sessuale e non nei libri. Dopo l’eiaculazione ti senti stanco per un certo periodo (il cosiddetto periodo refrattario) e poi ti ricarichi di nuovo. Più ti apri energeticamente, più velocemente ti ricarichi. Finché non sei malato o depresso quell’avarizia energetica di risparmiare il seme esiste più nei libri che nella realtà. Se fai per esempio l’amore con le 4 chiavi o inglobi l’atto sessuale nella consapevolezza dei chakra durante una meditazione tantrica (come descritta nel libro che hai in mano), non fa più alcuna differenza se eiaculi o no; rimani integro nel tuo campo energetico in entrambi i casi.
Puoi anche scegliere di venire all’orgasmo una o più volte energeticamente senza eiaculare e la successiva volta con l’eiaculazione e osservare l’andamento energetico.

Si può ottenere un orgasmo senza eiaculare?

Cristiano: Sono un ragazzo di 26 anni e mi piacerebbe sapere se è vero che si possa ottenere un orgasmo senza eiaculazione e, se sì, quali siano gli esercizi da fare per riuscire in questa pratica.

Elmar: Ciao Giuseppe, è vero – lo insegniamo anche nei corsi. Tieni però conto che non è un normale orgasmo, dal quale togli soltanto l’eiaculazione; è molto più coinvolgente sul piano emotivo e richiede una certa disponibilità di lavorare su se stessi non soltanto in senso sessuale, ma in un senso più totale. Non è una questione “idraulica”, ma piuttosto l’effetto di espandere la tua energia in modo rivoluzionario nel tuo corpo e nella tua mente; è una pratica che ha più da fare con la meditazione che con una “ginnastica sessuale”. Trovi più informazioni nel nostro libro Tantra – La via dell’estasi sessuale.

L'atto amoroso può portare oltre il semplice godimento fisico?

Cristiano: Ho 42 anni, vi scrivo per avere chiarimenti sulle tecniche di ritenzione del seme. Attualmente sto leggendo due libri al riguardo: “Sessualità e spiritualità nel tantra” di Sunyata Saraswati e “Tao Yoga dell’amore” di Mantak Chia. Sono arrivato a queste letture perché mi interessano le materie spirituali e credo veramente che possano dare un aiuto per migliorare la propria vita e il mondo in generale. Vorrei capire se l’atto d’amore può diventare qualcosa di più che un semplice “godimento” fisico, ma possa diventare una chiave d’ingresso per stati di benessere superiore. Vorrei capire se ci sono controindicazioni nel seguire i consigli dati dai libri sopra indicati, oppure se avreste altri testi da consigliare.

Elmar: Caro Luca, sulla ritenzione del seme è stato scritto molto; nelle varie scuole tantriche e taoiste trovi degli approcci molto diversi e, talvolta, contraddittori. Conosco entrambi i libri che citi e li ritengo validi sull’argomento.
Nella nostra pratica, seguiamo un altro metodo che porta il corpo maschile ad una tale scioltezza e sensibilità che la questione della ritenzione non si pone più. Semplicemente non vieni più, senza trattenere alcunché. Trovi una descrizione sommaria nei nostri due libri Tantra – La via dell’estasi sessuale e Tantra per due. La tua domanda “capire se l’atto d’amore può […] essere una chiave d’ingresso per stati di benessere superiore” è il nocciolo del tantra sessuale, perciò un elemento costante in tutti i nostri corsi.
Se vuoi avere la certezza, quale sia il metodo più adatto a te, puoi scegliere dai vari libri quelle tecniche, che ti ispirano di più e metterle in pratica per un certo periodo (1-2 mesi). Poi valuta qual è quella più piacevole e che ti ha dato il maggior successo.

Mi piace arrivare all'orgasmo senza eiaculare.

Marco: Ciao, ho 29 anni, sono fedelmente fidanzato da due anni e molto innamorato. Ho letto il vostro libro Tantra – La via dell’estasi sessuale che ho trovato molto interessante. Successivamente ho letto anche il “Tao dell’amore” di Mantak Chia. Il discorso della ritenzione dello sperma ha destato particolare interesse in me. Provando qualche volta e contraendo sempre con meno forza i muscoli della zona pelvica e il diaframma sono riuscito a raggiungere l’orgasmo senza espellere il seme che lui chiama ‘linfa vitale’. Effettivamente mi sento meglio non svuotato e sempre attratto dalla mia ragazza. Ma non sono comunque convinto che non sia una cosa contro natura e ho paura di eventuali controindicazioni, infatti non pratico la ritenzione per la maggior parte delle volte anche se ho notato che più la pratico, più riesco a rilassarmi godendo e sentire l’energia salire.
Anche se ho letto la tua battuta, Elmar, dove dici “se si avessero un numero limitato di eiaculazioni durante la vita, io sarei già morto da un pezzo” vorrei sapere se tu eiaculi a ogni rapporto (se non sono troppo invadente).

Elmar: Caro Marco, trovo molto interessante la tua mail, anche perché su questo tema se ne sentono di tutti i colori. Se a te fa bene praticare la ritenzione contraendo i muscoli pelvici e il diaframma, continua tranquillamente a farlo. Ogni tecnica che ti fa stare bene va bene.
Nel nostro libro abbiamo consciamente preso una posizione controcorrente, perché nella maggior parte dei testi sembra che la ritenzione del seme sia l’essenza delle pratiche tantriche, e non lo è.
Ogni tecnica va bene per alcuni uomini e non va bene per altri. Ciò dipende dal livello di energia, dalla struttura caratteriale, dalla costituzione fisica, dall’armatura muscolare, … Conosco uomini che, se lo fanno una volta, quasi “esplodono”, altri che trovano un buon equilibrio eiaculando una volta sì e una no, altri che possono praticare la ritenzione per diverse volte di seguito. In generale, il corpo ti dà dei segnali precisi, cosa vuole e cosa non vuole.
Personalmente, preferisco una pratica dove, in un atto molto lungo, si tira l’energia più in alto possibile e per un lungo periodo, e alla fine non importa più se eiaculo o no, non fa più alcuna differenza. Quello che però va bene a me non necessariamente è un bene anche per te: predi il tuo piacere come riferimento e non quello di un altro.

Pratico la ritenzione da un anno, ma ho un conflitto concettuale.

Primo: Ho praticato a lungo le tecniche insegnate da Mantak Chia, compresa la ritenzione prolungata del seme. Penso che non ci sia niente di male nell’eiaculazione, ma credo che per risvegliare certe energie sia necessario portare l’energia sessuale verso l’interno per attivare l’orbita microcosmica e gli altri canali energetici, per indirizzare l’esplosione energetica dell’orgasmo verso l’interno con alcuni bhanda e con la respirazione.
Le mie domande sono le seguenti:
1. So che Mantak Chia si è astenuto dall’eiaculazione per 10 anni di seguito. Io personalmente sono stato senza eiaculare per più di un anno, con una pratica sessuale quotidiana.
Esistono informazioni scientifiche sulla ritenzione prolungata del seme? A me soddisfa molto portare l’energia all’interno e stare senza eiaculare per diversi mesi di seguito, ma non so cosa accade esattamente alla produzione spermatica in questi casi.
2. Che dire della fantasia sessuale? Alcuni autori, fra i quali lo stesso Mantak Chia, tendono a demonizzarla. Che rapporto assumere con la nostra società cosi piena d’immagini sessuali?
3. Ho letto in parte i vostri libri e mi sono piaciuti, ma li ho trovati carenti dal punto di vista della riflessione sul “perché” del sesso. Trovo limitante parlare del piacere e della gratificazione come del fine più importante dell’esperienza sessuale.Cosa ne pensate dei tentativi di costruire una metafisica del sesso? Conoscete le idee di Julius Evola e di Aleister Crowley?

Elmar: Caro Primo, vedo che vuoi arrivare fino in fondo a questa questione.
1. Non so se ci sono ricerche scientifiche sulla ritenzione prolungata del seme, credo che Mantak Chia sia più aggiornato di noi che non la pratichiamo.
2. Le fantasie sessuali sono prodotti della mente come mille altri pensieri, sono idee che arrivano e che passano come tutti gli altri. E allora?
3. Questa domanda è legata alla precedente. Se demonizzo una categoria di pensieri, ne devo creare un’altra. In questo caso noi preferiamo le fantasie erotiche alla metafisica del sesso, perché le fantasie erotiche sono spontanee e naturali, la metafisica del sesso è tutta una costruzione fatta a posteriori. Conosciamo le idee di Julius Evola e di Aleister Crowley, non c’interessa pensare molto sul sesso, ma viverlo fino in fondo. Per chi entra nel piacere interamente dissolvendosi in esso, non trova più nulla da trascendere né da trasformare, perché è già diventato uno con l’esperienza. Lasciamo queste domande ai teologi del tantrismo e del taoismo, intanto noi continuiamo a praticare.

Primo: Grazie per la risposta gentile. Mantak Chia pensa, che l’instaurarsi di una possente orbita microcosmica faccia “evaporare” (termine simbolico) gli spermatozoi e i fluidi in eccesso dalla zona sessuale verso il resto dell’organismo. Il circuito si chiude verso l’interno, senza lasciar sfuggire niente né attraverso la vescica né attraverso le polluzioni notturne, che sono la prima cosa che il taoista si preoccupa di eliminare. In pratica, si dice che l’eiaculazione non si sfoga più, energeticamente e fisiologicamente, verso l’esterno, ma verso l’interno come un “fiume” d’energia vitale che scorre a ritroso, alimentando l’alchimia interna dell’organismo. Ho domandato la vostra opinione perché vi sapevo particolarmente critici nei confronti di quest’aspetto dello yoga sessuale.
Un’altra cosa: Il mio problema principale consiste soprattutto nel forte conflitto tra il mondo di concetti che la mia mente ha a disposizione e l’emergere di intuizioni ed esperienze profonde ma ignorate o contraddette da tali concetti. Tale conflitto ha assunto in alcuni periodi aspetti drammatici.

Elmar: Mi posso immaginare che i tuoi troppi concetti mentali ti possano portare al conflitto che descrivi. Una cosa non mi torna nelle tue lettere: l’effetto della non-eiaculazione dovrebbe esser proprio quello di mandare l’energia nei chakra alti, in modo da aprirli energeticamente spazzando via tutti i pensieri e svuotato la testa per fare posto a quegli stati meditativi che sono al di là di tutti i concetti mentali. Allora come mai tu – che fai queste pratiche – hai la testa piena di concetti?

Primo: Il mio problema non è la presenza di concetti: io amo la riflessione. Il vero problema è il forte conflitto tra diversi aspetti del mio essere, e io non vorrei “scacciare” i pensieri, ma chiarirli, perché riguardano l’impostazione di base della mia vita. L’apertura dell’orbita microcosmica facilita molto la meditazione, il silenzio interiore e lo sviluppo della coscienza, ma io sono purtroppo una persona strana e complicata. La stessa gestione dell’energia interna è collegata con atteggiamenti verso la vita sui quali mi sento in forte conflitto: l’etica del sesso, lo sport, che io amo praticare ma che non riesco ad accettare del tutto da un punto di vista mentale, l’alimentazione e i problemi posti dai vegetariani sull’etica dell’alimentazione, e tante altre questioni morali o conoscitive che mi fanno soffrire. Sono tutti argomenti che non si risolvono solo ignorandoli, e per una serie di circostanze mi sono trovato in un crocevia di pensieri e questioni piuttosto insidioso.

Elmar: Cosa ti dà la sicurezza che tutti queste questioni possano trovare una risposta nella riflessione? Qualsiasi risposta ti dai, anche questa “opinione” sarà un pensiero, anzi un meta-pensiero, cioè un pensiero sul mondo dei tuoi pensieri. Ma chi ti dice che la riflessione sia lo strumento più adatto? Questa scelta di metodo implica già una scelta di risultato.
Hai mai fatto un test per cui la danza o la mano sensuale di una donna sulla tua pelle potrebbero essere dei metodi più efficaci per risolvere una parte dei tuoi quesiti? Questa non è una battuta o un gioco di parole, lo puoi prendere alla lettera. Prova a fare questa prova per tre settimane: se finora sei abituato a riflettere per un’ora al giorno sulle tue questioni, prova a dedicare lo stesso tempo alla danza o alle carezze per osservare cosa cambia nel tuo sistema corpo-mente. Potresti rimanere sorpreso.

Primo: Alcune persone sopravvalutano il potere dell’intelletto, altre lo sottovalutano. Comunque, quando parlo di riflessione, intendo in realtà una meditazione – riflessione, che include anche un lavoro yoghico. Il tuo suggerimento è lo stesso interessante: per seguirlo dovrei trovare solo il tempo. In ogni caso, Gurdjieff diceva, riferendosi ai tre “centri” del pensiero, dell’emozione e della sensazione: capire con un solo centro è allucinare, capire con due centri è semi-allucinare, solo capire con tre centri è veramente capire. Saluti, e spero di poter venire a qualche corso!

Elmar: Benissimo, è esattamente il punto al quale ti voglio portare: bilanciare nella tua vita le tre attività di pensare, emozionarsi e sentire. Ad ora sei completamente focalizzato sul pensare e ogni domanda ti riporta nel regno dei ragionamenti, ti porta a pensare, a riflettere e a pensare sui pensieri. Questo è un metodo efficiente per tutte le questioni che seguono una logica lineare, come la tecnologia e la giurisprudenza, ma è completamente inutile per i massimi sistemi, come il senso della vita, la morte, il piacere, l’amore, l’orgasmo mistico, …
Quando inizierai con la pratica tantrica bilanciando i tre centri, noterai che molte domande diventeranno più leggere e sboccheranno non in una risposta pensata, ma in un’esperienza riflettuta-sentita che ti emozionerà per la sua totalità che coinvolge tutto il tuo essere.


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